Spettacolo e Arti Marziali

Oggi viviamo nell’era dei geni-ignoranti.

Ho notato che alcuni colleghi danno troppo credito agli haters.

Vorrei dare un consiglio: con l’avvento dei social, tutti si sentono esperti di qualsiasi argomento solo perché leggono o vedono qualcosa su internet. Senza rendersene conto, si stanno informando esclusivamente su ciò che gli viene imposto di guardare, leggere e sapere. Di conseguenza, esprimono opinioni e critiche su argomenti che in realtà non conoscono, ignorando chi c’è dietro lo schermo e senza capire che stanno assimilando solo quello che è stato scelto di mostrare da altri. Danno per scontato che ciò che vedono rappresenti la realtà dei fatti. Viviamo in un’epoca in cui si elogiano cose inutili e si criticano questioni serie, solo perché la rappresentazione di quello che vediamo sui social è costruita in un certo modo. Un esempio evidente è il mondo delle arti marziali: tutto ciò che va oltre la violenza brutale si traduce male sullo schermo. Allora perché preoccuparsi di nutrire l’ego di persone che, invece di praticare seriamente nella vita reale, passano il tempo incollate ai social, giudicando tutto senza vivere davvero, senza sapere di cosa parlano e con chi stanno interagendo?

Quanto può contare l’opinione di questi sconosciuti insignificanti, che non sanno chi sei e non hanno la minima idea di ciò che sei capace di fare al di fuori dello schermo? Ovviamente zero. Non vale nulla.

Vivete ciò che fate con serenità e ignorate gli haters: non vi servono nella vita. Ci sono cose ben più importanti delle parole di uno sconosciuto invisibile dietro uno schermo.


Spettacolo

Gli sport sono un banale passatempo alla portata di tutti, un intrattenimento per l'uomo medio. Chiunque può fare sport, specialmente quelle insignificanti attività dove si gioca con le palle. Se sei portato diventerai un campione, altrimenti passerai il tempo e resterai in forma. Gli sport giocando con la palla sono qualcosa che chiunque può fare e che può capire guardandoli come spettatore.
Non disprezzo del tutto chi gioca con una palla, il termine giocare è perfettamente adatto a questi sport e rende chiara la passione per queste cose, giocare appunto è divertente ed un piacevole passatempo. Ma non si parla di disciplina o qualcosa di profondamente ricco di spirito e complesse filosofie umanistiche. Si parla di giocare, solo giocare. L'unico sport che posso ammettere davvero che mi disgusti è il calcio, una piattaforma corrotta contornata di scommesse, denaro e ignoranza esaltata che trasforma il più analfabeta uomo medio in un violento bifolco capace di manifestare grottesche azioni solo perchè un branco di analfabeti imbecilli come lui che inseguono una palla dome dei decerebrati non buttano un pallone con un calcio dentro una rete.

Gli sport dove il corpo si lancia in qualcosa di più complesso e duro rispetto alla stupidaggine di inseguire una pallina sono qualcosa di totalmente differente. Cose che non sono alla portata di tutti. Questi sport di cui parlo di solito si vedono alle olimpiadi.
E poi c'è qualcosa di ancor più complesso, profondo e letteralmente importante oltre questi (sport), qualcosa che non si può assolutamente definire sport, qualcosa che richiede una dedizione tale da diventare uno stile di vita (più sano e onorevole di un banale sport), le arti marziali. Le arti marziali non si guardano, si praticano e non sono alla portata di tutti. Una disciplina così distante da quello che gli occidentali sono abituati a praticare quì, così complessa nell'utilizzo di svariate armi, nell'applicazione di un infinità di tecniche che richiede un grande lavoro psicomotorio, il tutto studiato da secoli di scienza e geometria del corpo, da veri guerrieri che hanno combattuto sul campo di battaglia, non potrà mai e poi mai essere compresa osservandola in un miserabile siparietto su internet o sul palcoscenico.
Chi giudica una disciplina per luoghi comuni, per ciò che si vede su internet o per ciò che vede su quei ridicoli film di Bruce Lee non ha alcuna voce in capitolo. Quello che è alla portata di tutti, come in questo casi un banale sport, non vale niente. L'essenza di una disciplina tradizionale trasmessa nei secoli da saggi guerrieri non potrà mai essere compresa a pieno da un incapace che prova a praticarla o da un ignorante che la guarda seduto davanti uno schermo. Questo è quello che pretende l'era moderna e che l'uomo medio nella sua incredibile ignoranza è convinto di poter fare. Giudicare in base alla vuota immagine.

La mia è una scuola privata e ho spiegato il perchè. A noi piace anche divertirci e metterci alla prova non solo negli scontri fisici ma anche nelle performance che hanno dietro una grande preparazione. Oltre la dura pratica dentro il dōjō che nessuno potrà mai assaporare senza entrare, ci dilettiamo anche nelle performance agli eventi pubblici culturali e su internet. Noi partecipiamo a parecchi eventi culturali, da quelli pop comics a noi molto graditi fino a quelli più incentrati esclusivamente sulla cultura tradizionale giapponese o sulle arti marziali.
Lo facciamo in primis per divertirci, collezionare esperienze ed avventure che ci rendono uniti. E poi visto che dobbiamo adattarci all'era moderna e "campare", lo facciamo anche per ottenere visibilità. Il tutto però con dignità e rispetto.

Questa visibilità deve essere rispettosa e consapevole che ciò che si osserva non è la realtà ma solo una parentesi rappresentativa molto limitata. Salti, capriole con quattro calci e balletti coreografati per il pubblico non spiegano affatto la scuola e la sua reale essenza sia chiaro per tutti. Siamo stati ospiti di una famosa manifestazione pop comics a Catania per diversi anni e ad un certo punto è cambiata l'organizzazione che gestiva la nostra area, che palesemente non ha compreso questo concetto e ci ha trattato come se praticassimo zumba pretendendo che facessimo le scimmiette da palcoscenico per il sollazzo del loro pubblico convinti che fosse sufficiente per presentare una disciplina tradizionale in modo adeguato e dignitoso. Non farò il nome di questo evento famoso ma penso che si sia capito benissimo di cosa parlo. Specialmente per chi ci segue.

Se volete conoscere davvero una disciplina tradizionale, dovete toccarla, sentirla, viverla, non guardarla.
Spesso guardano i nostri video gli spettatori si scoraggiano, «no ma io queste cose non posso riuscire a farle non fa per me», senza sapere che chiunque è partito da zero ed è solo questione di volontà, pazienza e duro lavoro sotto un professionista. Si certo c'è chi non è proprio portato per praticare una disciplina tradizionale ma non lo saprà mai se non ci prova vivendola. C'è anche un caso opposto che accade tra gli spettatori, si gasano basandosi sull'apparenza dello spettacolo volendo fare soltanto quello, a quel punto se pensi che le arti marziali siano questo vai al circo, almeno ti pagano per fare l'acrobata. Troppi fraintendimenti che limitandosi ad osservare un video o una performance sul palco scenico sono inevitabili. Noi ad eventi e fiere preferiamo dunque avere il contatto diretto col pubblico per poterci presentare in modo dignitoso e più chiaro possibile. La performance è solo una parentesi spassosa da guardare.


INTERNET

Il mondo dei social è una discarica del pensiero inferiore umano, o almeno questo è diventato in brevissimo tempo con l'ascesa dei social, specialmente Facebook e TikTok sono dimora dei più svariati contenuti ritardati privi di senno. Internet è stata una rivoluzione straordinaria: ci ha connessi, ci ha aperti a prospettive diverse, ci ha permesso di informarci e acculturarci con una facilità che fino a pochi decenni fa era impensabile. Come ogni creazione umana, però, anche questa ha subito un declino considerevole. All’evoluzione si è affiancato come al solito l’estremismo; alla connessione, il dissociamento tra realtà e finzione, alla libertà di parola ed espressione la totale assenza di rispetto verso la cultura e l'intelligenza. Oggi tutti hanno il diritto di aprire la bocca, si è giusto, ma c'è un rovescio della medaglia in tutto questo da non ignorare. Il problema non è la libertà di espressione, ma la qualità del pensiero che la sostiene. Internet ha creato una generazione cerebralmente inferiore, priva di coscienza della realtà, senza disciplina intellettuale, senza cultura, e senza conoscenze concrete.

Uno zoo di bestiame brado che basa la propria opinione solo su meme (immagini menomate), e post di estrema ignoranza e dubbia provenienza intellettuale, la parola e il pensiero critico sono diventati così pura spazzatura; un rumore pericolosissimo. Sui social assistiamo quotidianamente ad un’esposizione di opinioni non meditate di un ignoranza spaventosa, contenuti prodotti senza riflessione, senza studi concreti, e reazioni istintive, dove la prima cosa da fare è commentare con tono sprezzante e derisorio, ed essendo la generazione di internet, frustrata, depressa, e costantemente di malumore a causa della propria vita inutile, per lo più i commenti sono rivolti insultando e criticando con superficialità senza solida realtà dei fatti come arma, esprimendosi con grottesca arroganza e basta. Questo zoo eleva a verità pensieri privi di fondamenta intellettuali e realtà concrete. Si crea così un ambiente marcio e infimo in cui la superficialità e l'ignoranza diventano normalità e la bassezza intellettuale e culturale non solo sono tollerate, ma addirittura premiate.
Con l’arrivo dell’intelligenza artificiale, l'AI, il fenomeno si è amplificato in modo spropositato.
La nuova generazione ha la cattiva abitudine di non muoversi, ma solo di deprimersi e abbaiare lamentele, senza costruire se stessi sulle proprie esperienze vivendo la vita con le palle e il cervello.
Si limitano solo a digitare sul telefono lagne e stronzate prive di valore, e avere le risposte pronte su tutto ciò che vogliono sapere googlando, (e i loro interessi sono solo rivolti verso inutili cazzate ovviamente), una generazione adagiata sulle chiappe, che ha tutto servito, il problema è che ciò che gli viene servito è immondizia. L’AI è uno strumento potente, utilissimo in molti settori professionali, e negarlo sarebbe sciocco. Nel suo uso gratuito e libero per il comune troglodita cittadino, sui social l'intelligenza artificiale sta alimentando un ulteriore riduzione dell'attività cerebrale sana nella generazione di internet, con la conseguenza di un considerevole dissociamento tra ciò che è reale e ciò che è artificiale, accompagnato da un distacco sempre più marcato tra il ricercare e studiare, e far pensare una macchina al proprio posto, rallentando le proprie capacità cerebrali.


C'è un impegno considerevole di maestri e praticanti nel mostrare in rete tutto quello che fanno e come lo fanno, senza rendersi conto che stanno gettando al vento il valore delle cose che hanno ricevuto nelle mani di fake o di ignoranti deficienti che si permettono di giudicare sulla tastiera senza avere la minima idea di cosa stanno giudicando. Tale impegno, devia un maestro o praticante dal lavoro reale che deve fare in privato, abbassando la qualità della pratica e della disciplina, ormai concentrata per essere una serie tv per spettatori ignoranti in materia, ma che essendo appassionati, cliccano e danno fama.

Noi siamo presenti su internet e sui social perché ci adattiamo ai tempi. Ci metto la faccia volentieri sui social, ma per giocare.
Un guerriero che non si adatta non ha futuro. Il nostro canale principale è Instagram. È diretto, visivo, rapido. YouTube è un cantiere in corso: stiamo costruendo con calma, senza fretta qualcosa che possa essere interessante.
Facebook e TikTok, li usiamo nonostante ho già detto prima cosa penso di questi due social.
La vastità di defecazioni presenti in questi due social è impressionante, eppure siamo presenti anche lì per necessità pubblicitarie. La nostra presenza è pubblicitaria ma anche di divulgazione culturale nei confronti di una disciplina talmente meravigliosa che non voglio resti anonima, mentre tutti, fake buffoni e incapaci dichiarano la loro presenza con una gran faccia tosta.

Io voglio che la mia scuola sia conosciuta, ci siamo, sì, ma senza prostituire ciò che ha valore per noi.
La regola è semplice: ciò che deve essere appreso nella realtà non viene svenduto online.
Non si consegna al nulla qualcosa che nella vita vissuta richiede disciplina, sacrifici e dedizione.
No, nel nostro materiale online non si troverà nulla di didattico. Un tempo trovare un buon maestro richiedeva tempo, pazienza, sacrifici e dedizione. Oggi, con internet, tutto è accessibile a chiunque.
E ciò che è accessibile a tutti, non ha alcun valore. I social sono un luogo grottesco: tutto, che sia fatto bene o male, finisce nelle menti mediocri di chi è sempre pronto a criticare privo di conoscenza.
E il più delle volte si tratta di meri ignoranti in materia, arroganti ottusi, oppure semplici hater, i falliti invidiosi che vivono di rancore per colmare la propria pochezza. Figure inutili, destinate a svanire un istante dopo essere apparse. Alcuni lo comprendono e li ignorano. Altri, invece, si lasciano trascinare e cadono nelle loro trappole affrontando inutili discussioni.

Chi sono io? — Che cosa faccio insieme ai miei allievi a porte chiuse nel mio dōjō? — Cosa ho mostrato a chi si allena con me e mi conosce? — Quanto è spessa la mia cultura? — Quanto ho studiato? — Cosa sono capace di fare in combattimento vero?
Nessuno, e ripeto nessuno, se non si è capito lo ripeto ancora, nessuno, su internet, ha la risposta a queste domande. Quindi perché dovremmo sprecare le nostre energie così, su una piattaforma tanto fittizia come internet?
Perché dovremmo riversare ciò che coltiviamo con dedizione, disciplina e rispetto, nel duro lavoro al dōjō, in un mondo di sconosciuti frustrati e pieni di odio?
No, noi non lo facciamo. Non ho bisogno della carità visiva di nessuno, specialmente di quella dei fantasmi sconosciuti. Usiamo i social per quello che sono: un circo, un gioco divertente. Ci limitiamo solo alla scena, alla performance, all’intrattenimento culturale. Mostriamo abilità, attività e post culturali, niente tutorial. Ciò di cui siamo realmente capaci, nella violenza e nella cultura che conosciamo, non si regala al nulla per una manciata di like e follower senza volto.

Online mostriamo solo abilità fini a se stesse, performance, estetica curata.
Ci divertiamo con fotografie e scene in costumi tradizionali realizzati con attenzione ai dettagli.
E ci divertiamo anche a realizzare contenuti con costumi fantasy per giocare un po' con la fotografia e i video. Ma questo non è il cuore del lavoro che avviene nei miei dōjō. Questo è un momento di relax e divertimento, uno svago. Quello che siamo davvero, resta dentro il dōjō. Nessun tutorial, nessuna lezione gratuita mascherata da contenuto valido. La vita si vive nella realtà, non nello schermo.

Campioni e Competizioni

Oggi quando si fanno arti marziali, la prima cosa che viene chiesta ad un praticante è: «Fammi vedere una mossa!» - «Che cintura sei?» - «Fai quelle cose dei film di Bruce Lee?», (io odio quei ridicoli film di Bruce Lee, hanno rovinato il mondo. Una generazione di ignoranti convinti di sapere cosa sono le arti marziali guardando quei ridicoli film).

Gli occidentali si soffermano sullo spettacolo da baraccone che si aspettano, basandosi sulla superficiale e banale apparenza di quello che vedono nei film. Oppure valutano l'atleta in base a titoli inutili come coppe e cinture colorate.
Cosa ne sanno questi trogloditi bifolchi dell'ovest della profonda spiritualità e infinita ricchezza che c'è dietro i retaggi asiatici? Nulla.
Hanno ridicolizzato, distrutto e dimenticato persino i loro di retaggi, figuriamoci come trattano quelli degli altri.

La competizione è giusta. Farsi male è necessario e importantissimo per formarsi.
Io sono cresciuto collezionando fratture, punti di sutura e innumerevoli contusioni, combattendo "sportivamente diciamo" ma soprattutto in strada in un'infanzia decisamente problematica che per fortuna mi ah fatto maturare e non mi ha trasformato in un teppista o peggio feccia criminale, ma in un nemico di tutto questo. Mettersi in gioco è coraggioso e di conseguenza onorevole. Ed è giusto premiare chi si mette in gioco con forza e coraggio. Creare situazioni in cui mettere alla prova se stessi, le proprie capacità e confrontarsi contro esperti avversari da cui imparare nella vittoria e nella sconfitta è importantissimo ed è sicuramente stimolante. E questo vale sia per chi fa uno sport, sia per chi fa arti marziali. Due parole che separo sempre. Ma in genere questo concetto di competizione vale proprio nella vita. L'importante è che tutto ciò sia fatto con dignità, rispetto e onore. Non si deve fare per spettacolo, per il proprio ego o pagliacciate da circo, per quello ci sono i luna park e le marionette.

Ma chi è davvero un campione? Chi vince un torneo mondiale o europeo? E come?
Ti ho toccato sullo stomaco 10 punti, ti ho dato un calcio sulla spalla 7 punti, ti ho atterrato 20 punti? Comodamente su un tatami in un breve scontro, bardati di protezioni? No. Questi non sono campioni. Sono solo scimmiette da palcoscenico, vincitori di gare sportive ben congeniate per fare business e spettacolo e convincere gli atleti a credersi chi sa che.

Noi ad esempio non facciamo gare perchè essendo addestrati all'arte della guerra siamo abituati a colpire per uccidere o neutralizzare l'avversario lasciandolo in vita con qualcosa di rotto. Dunque una gara sportiva di tale banalità ci renderebbe impacciati e di conseguenza parecchio annoiati. Boxe, Muay Thai ed MMA sono gli unici confronti validi.
Mettersi alla prova con chi pratica questi sport da combattimento è mettersi alla prova davvero. A noi piace questo.

Nella realtà di un combattimento in strada dentro una gabbia o su un ring contro guerrieri seri come chi fa Boxe e Muay Thai o contro gladiatori come chi fa MMA, i poveri atleti di arti marziali da tatami vestiti di bianco o blu con le cinturine colorate, illusi dal sistema sbagliato che li genera e gli fa credere di essere speciali campioni, sarebbero massacrati penosamente. Le cinture, medaglie, coppe ecc, di questi damerini da tatami, i guerrieri di questi sport da combattimento glie le farebbero ingoiare insieme ai denti. È la pura realtà gente.

In una reale situazione di violenza la paura diventa la sensazione più forte perché si rischia davvero di farsi male davanti ad un nemico che vuole farci a pezzi o peggio ucciderci, senza regole, senza casco, senza punti, senza tatami, ma solo col crudo e cattivo combattimento. Davanti a questa realtà questi individui cullati dalle regole non riuscirebbero neanche a muoversi o a percepire ciò che sta accadendo intorno a loro perché non sono stati addestrati contro la cattiveria, al vero massacro, alla paura, al dolore vero, ma solo ad una coreografia schematica da sport per far sentire i genitori orgogliosi visto i soldi che spendono. Campioni di qua e di la, ma per piacere. Saranno pure bravi a saltare, a dondolare e a muoversi come un maestro di arti marziali. Ma gli show men bravi alle acrobazie e alle coreografie contro un guerriero vero, cattivo, abituato alla violenza reale sono l'equivalente delle polpettine in brodo che servono in casa di riposo.

Questo può fare lo spettacolo, illuderti al punto da farti molto male quando la realtà decide di farti tornare con i piedi per terra.
Se dici di saper combattere provalo contro i draghi non contro le lucertole. Se vuoi essere grande non dirtelo da solo come un decerebrato ma lascia che siano gli altri a dirtelo dopo le grandi gesta che farai non sullo schermo ma nella vita reale.

Scolaro Giuseppe Simone

ジュセッペ シモネ スコラロ